Cessione del quinto, sì o no?



Ci sono alcuni momenti nella vita di ciascuno di noi in cui può essere necessario avere maggiore liquidità: acquistare un auto, ristrutturare la casa, un figlio che si sposa o a cui si vuole dare la possibilità di fare un’esperienza di studio o lavorativa all’estero. In quali casi vale la pena richiedere la cessione del quinto ed esistono dei rischi per questa tipologia di prestito?

 

 

L’assicurazione è obbligatoria e sarà il vostro paracadute

 

Una delle paure più grandi per chi decide di contrarre un prestito è quella non riuscire a sostenere le rate del rimborso in caso di perdita del lavoro a causa di un licenziamento o di fallimento dell’azienda. Se non ho più uno stipendio su cosa si rivale la finanziaria? Sulla mia casa e sulla mia famiglia?

 

Assolutamente no!

 

La cessione del quinto prevede infatti, proprio in previsione di questi casi, la stipula di un’assicurazione obbligatoria, senza la quale la richiesta del prestito non può andare a buon fine. Nel caso in cui il cliente non dovesse più risultare in grado di pagare il prestito, l’assicurazione lo tutela e adotta la soluzione contrattuale prevista per estinguere il residuo. 

 

 

Privacy: il datore di lavoro non deve sapere le ragioni della mia richiesta 

 

Tra le remore più comuni c’è anche quella di dover comunicare al proprio datore di lavoro l’intenzione di richiedere la cessione del quinto. Quello che forse non tutti sanno è che il datore di lavoro è obbligato accettare la richiesta, ma non è tenuto a saperne le ragioni. 

 

Nel momento in cui la pratica andrà a buon fine, il datore di lavoro riceverà dalla finanziaria la comunicazione con le indicazioni per pagare ogni mese fino ad un quinto dello stipendio.

 

 

E se non riesco ad arrivare a fine mese? 

 
La cessione del quinto prevede una cifra fissa, detratta direttamente dallo stipendio, ma che non può superare il 20% della paga netta mensile del dipendente. Non solo, dopo che sono stati superati i 2/5 della durata dell’investimento (es: dopo 4 anni in caso di durata decennale) è possibile richiedere una modifica dell’importo o un’estensione del prestito in modo da ottenere nuova liquidità immediata. 

 

 

Quanto è vincolato il mio garante?

 

Questa tipologia di prestito non prevede un garante. Per accedere a questo tipo di finanziamento sono necessari solamente la firma e l’invio dei documenti di colui che ne fa richiesta: l’ultima busta paga e i relativi documenti di riconoscimento personali.

 

 

Quali sono i tempi di erogazione della liquidità richiesta?

 

Sono state introdotte molte procedure telematiche che hanno reso l’istruttoria della pratica molto  snella e veloce. In particolare, la sempre maggiore digitalizzazione dell’Inps, dei Ministeri e l’introduzione dell’obbligo della PEC per per tutte le aziende private,  hanno reso le comunicazioni tra le parti molto più veloci, con significative riduzioni delle tempistiche complessive.

Cassa integrazione e prestito in corso: ecco cosa succede



A causa dell’emergenza Covid-19 molte aziende si sono trovate costrette ad aprire la cassa integrazione per i loro dipendenti. In questa situazione di crisi di portata mondiale, i cittadini affrontano con difficoltà anche le più piccole spese quotidiane, ma cosa succede se si ha un prestito in corso? Cosa si può fare per sospendere momentaneamente il pagamento delle rate?

 

Se l’azienda apre la cassa integrazione 

 

Quando si entra in cassa integrazione si può richiedere di modificare le rate in modo da sostenere le spese secondo le proprie necessità del momento. 

Se il proprio datore di lavoro ha attivato la cassa integrazione, le rate possono essere riconsiderate alla luce dell’art. 35 dpr 180/1950 che prevede un adattamento delle spese mensili da sostenere che non devono superare il quinto dello stipendio, soprattutto con una riduzione dello stesso. 

Per rivedere il prestito, l’azienda dovrà comunicare alla finanziaria l’apertura della CIG e, verificata l’idoneità della copertura assicurativa, si potrà decidere di mettere in coda il restante delle rate non trattenute e modificare l’importo di quelle a seguire. 

 

E se l’azienda fallisce? 

 

Nel caso in cui l’azienda dovesse fallire o dovesse sussistere un licenziamento, entrerebbe in gioco l’assicurazione. Stipulata obbligatoriamente alla firma del contratto per il finanziamento, l’assicurazione gestirà le rate rimaste insolute. Come prima cosa, le rate potranno essere smaltite attraverso il TFR del dipendente, se questo non dovesse bastare per coprire l’importo dovuto, il restante importo lo coprirà l’assicurazione stessa.